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Elon Musk ha in mente un futuro per noi

Starman on a way to Mars on a Tesla da Flickr

Immagine in evidenza: Peter Thoeny, Starman on a way to Mars on a Tesla da Flickr

“Il futuro non si risolve come un’equazione, e nessuna mirabolante tecnologia a venire oggi concepibile illuminerà di un millimetro le incognite ultime degli sviluppi sociali e politici dei prossimi millenni, se ci saranno. Nessuna soluzione tecnologica guiderà perfettamente lo sviluppo della civiltà umana, consentendo di predirlo scientificamente”.

Nel suo ultimo libro, “L’uomo che vuole risolvere il futuro. Critica ideologica di Elon Musk (Bollati Boringhieri, 2023), Fabio Chiusi (giornalista, ricercatore e professore aggiunto che si occupa delle conseguenze sociali delle nuove tecnologie) mette in chiaro, fin dall’introduzione, che questo non è l’ennesimo libro in lode di Elon Musk, uno degli uomini più ricchi del mondo, certo, ma anche un miliardario che vuole salvare l’umanità, e poi ancora l’ideatore di SpaceX, Tesla, Starlink, Neuralink. E ora anche padrone di Twitter. Questo libro non è “un’apologia, né una condanna insindacabile di Musk”, precisa fin dalle prime pagine l’autore. Non si sofferma sull’uomo, né sulle sue doti imprenditoriali, sulle vicende di cronaca e tanto meno sul suo carattere.  È una critica ideologica, ovvero è un’operazione più articolata che va ad indagare la matrice culturale e filosofica di riferimento di Musk, mostrandone le debolezze e anche le pericolosità.

Perché interessa il pensiero di Musk?

Musk, scrive Chiusi nel suo libro, incarna meglio di ogni altro il mito soluzionista che “sta al fondamento dell’innovazione secondo Silicon Valley e insieme della nostra stessa idea di progresso. Perché gli ha dato un volto irriverente e affascinante. E perché, contrariamente alla maggioranza dei soluzionisti, qualche soluzione l’ha prodotta davvero”.

Per soluzionismo tecnologico, così come è stato definito dallo scienziato politico Evgeny Morozov, si intende una fede incrollabile nel potere salvifico della tecnologia e la capacità di scienza e tecnica di risolvere complessi problemi sociali, politici ed economici. Secondo Chiusi, “Musk pur dicendosi al contempo a favore della democrazia diretta e di una tecnocrazia illuminata, patteggia di fatto per quest’ultima”.

In ultima analisi il punto per Chiusi è che figure come Musk (e Musk, per una serie di ragioni, anche dovute al suo successo e alla sua popolarità, più di tutti) svolgono un ruolo importante nel dettare le priorità morali del nostro tempo. Ma sono queste le nostre priorità morali? È così che si risolve il futuro? “Potremmo e dovremmo discuterne”, scrive l’autore.  “Soprattutto, immaginare il futuro è sano se siamo tutti a farlo. Un esercizio utile, quanto un’utopia o una distopia, che ci aiuta a osservare meglio il presente, a capirci più a fondo e ad affrontare le sfide che verranno armati di scettico entusiasmo. Quello di Musk, insomma, è un utile contributo al futuro dell’umanità nella misura in cui è e resta un contributo all’interno di una più ampia discussione collettiva. In quanto ideologia, invece, è per tutte le ragioni esposte più parte del problema, che della soluzione”.

Chiusi, partiamo da una domanda facile: chi è Elon Musk?

Un uomo potente, ricco. Molto ricco. Ma soprattutto un “mission driver”, un uomo cioè che si sente investito di una missione che è quella di migliorare il mondo tramite la tecnologia. Non c’è, secondo lui, nessun problema che non si possa risolvere grazie all’utilizzo della tecnologia: il mondo si salva con essa. E anche l’umanità. Fa sognare perché racconta di un futuro perfetto, plasmato dall’innovazione.

Tutte le attività di Elon Musk

Oltre ad essere uno degli uomini più ricchi del mondo con un patrimonio di 187 miliardi di dollari, Elon Musk è il Ceo di ben cinque società. Il miliardario sudafricano ha acquistato il social media per la somma stellare di 44 miliardi di dollari.  Il tycoon, nel 2003, ha fondato Tesla, la casa automobilistica produttrice di auto elettriche che fino ad oggi ha progettato sette modelli di veicoli elettrici, quattro dei quali sono attualmente in produzione e in vendita. La società ha quasi 100 mila dipendenti in tutto il mondo con un fatturato di circa 82 miliardi di dollari nel 2022. Tesla è una delle sei società statunitensi che hanno raggiunto una capitalizzazione di mercato di 1.000 miliardi di dollari. SpaceX è invece la società aerospaziale fondata da Musk nel 2002 e recentemente valutata 140 miliardi. La compagnia possiede anche Starlink, società che fornisce servizi internet via satellite a bassa orbita progettati per le aree rurali con rete inaffidabile. Attualmente il servizio di Starlink è disponibile anche in Italia. Il primo lotto di satelliti Starlink è stato lanciato nel 2019. Ha anche svolto un ruolo fondamentale nella guerra in Ucraina come raccontato in questo articolo su Guerre di Rete.

C’è poi Neuralink, la società neurotecnologica la cui missione sembra un film di fantascienza, avendo l’obiettivo di collegare il cervello umano ai computer. Musk è segnalato come Ceo di Neuralink sul sito ufficiale di Tesla, ma il suo esatto ruolo nell’azienda privata non è chiaro. La società ha precedentemente affermato in documenti legali che il miliardario “non ha alcun ruolo esecutivo o dirigenziale in Neuralink”. L’ultima azienda fondata da Musk è  The Boring Company: si tratta di una startup di costruzione di tunnel lanciata nel 2016 che ha l’ambizione di risolvere il problema del traffico nelle principali città degli Stati Uniti.

La prima cosa evidenziata però è che è un uomo ricco, molto ricco…

Attenzione, considerare Musk potente solo perché uno degli uomini più ricchi del mondo significa sottovalutarlo. I soldi, per lui, sono solo un mezzo per raggiungere l’obiettivo del mondo perfetto che ha in testa. Ne è un esempio l’operazione Twitter.

In che senso?

Musk ha comprato Twitter per 44 miliardi di dollari. Una cifra monstre se si considera che il social non è mai stato una macchina per fare soldi: al momento dell’acquisto perdeva circa 300 milioni l’anno. Perché lo ha comprato, allora? Lo ha spiegato chiaramente all’annuncio dell’operazione: per trasformarlo in uno strumento di libertà di espressione dove dire ciò che si vuole, senza censura alcuna. Un’idea un po’ trumpiana dell’uso dei social, insomma. E che lui ha immediatamente attuato: basti pensare ai tweet in cui minacciava di svergognare gli inserzionisti, preoccupati da questo nuovo corso. O ancora le risposte, con tanto di insulti, a utenti che criticavano le sue posizioni ideologiche.

Fare di Twitter una piattaforma di totale libertà di espressione

All’indomani della finalizzazione dell’acquisto Elon Musk ha spiegato le motivazioni per cui ha comprato il social in una lettera agli inserzionisti. “Il motivo per cui ho acquisito Twitter è perché è importante per il futuro della civiltà avere una piazza digitale comune, dove un’ampia gamma di punti di vista può essere discussa in modo sano, senza ricorrere alla violenza – scriveva Musk – Oggi c’è un grande pericolo che i social media si dividano in casse di risonanza di estrema destra e di estrema sinistra che generano più odio e spaccano la nostra società”. Nella lettera Musk ha poi precisato: “Twitter ovviamente non può diventare un inferno libero per tutti, dove tutto può essere detto senza conseguenze! Oltre ad aderire alle leggi del territorio, la nostra piattaforma deve essere calda e accogliente con tutti, dove puoi scegliere l’esperienza che desideri in base alle tue preferenze, così come puoi scegliere, ad esempio, di vedere film o giocare a videogiochi”.

Attualmente Twitter non naviga in buone acque. All’inizio di novembre ha licenziato circa 3.700 dipendenti a valle di un piano di riduzione dei costi: attualmente la società impiega 2mila dipendenti. La strategia di tagli, secondo le previsioni di Elon Musk, dovrebbe portare il social a registrare un flusso di cassa positivo già nel secondo trimestre 2023. L’azienda ha ridotto le spese non legate al debito a 1,5 miliardi di dollari, rispetto ai 4,5 miliardi previsti per il 2023, grazie al taglio del 40% dei servizi cloud e alla chiusura di un data center.

Musk immagina un mondo migliore “plasmato” dalla tecnologia e vuole un social dove poter esprimere liberamente il proprio pensiero. Sono cose che fanno “innamorare”, in qualche modo. Cosa c’è di sbagliato?

La tecnologia non è mai neutra, né tantomeno neutrale. Come hanno evidenziato Evgeny Morozov e Landon Winner, essendo uno strumento che colloca i valori in ordine gerarchico per leggere la realtà, è soprattutto uno strumento politico e dunque ideologico. Credo che l’analisi su Musk, come su ogni altro personaggio considerato un guru della tecnologia, vada analizzato partendo da questo presupposto.

Quali sono i riferimenti culturali che alimentano l’ideologia di Musk?

Soprattutto la fantascienza, a cominciare da Isaac Asimov che nella “Legge Zero della robotica” afferma che le macchine non devono nuocere all’umanità [letteralmente secondo Asimov: “Un robot non può recar danno all’umanità e non può permettere che, a causa di un suo mancato intervento, l’umanità riceva danno”, ndr ]. Portando al parossismo questa affermazione, Musk realizza una sorta di religione laica che invece del sacro ha come pilastro la ragione, lo sviluppo tecnologico e le leggi di natura. Quello che ha in mente è un paradiso terrestre dove, ancora grazie alla tecnologia, non ci saranno malattie, scarsità di risorse e sarà assicurato benessere per tutti.  A patto – lo dico nel libro – che l’umanità tutta ragioni e si comporti come una unica, enorme intelligenza collettiva intenta esclusivamente a massimizzare il bene aggregato del massimo numero di esseri umani, presenti e futuri.

Le letture, i libri, le idee che hanno plasmato Musk

Nel lancio del febbraio 2018 il Falcon Heavy, il razzo di SpaceX, non porta solo una Tesla Roadster in orbita, guidata da un manichino vestito da astronauta di nome Starman (in omaggio a David Bowie), ma anche una (meno appariscente) copia del libro La Trilogia della Fondazione di Isaac Asimov, “un libro che incarna il cuore dell’ideologia muskiana”, scrive Chiusi nel sul libro. Musk ha raccontato di aver letto tanti libri da ragazzo. Tra quelli più fondativi della sua visione del mondo, oltre Asimov, c’è Il Signore degli Anelli di J.R.R. Tolkien e la Guida galattica per autostoppisti di Douglas Adams.

A questi si aggiungono testi sull’origine e lo sviluppo delle civiltà, reali e fittizie, da Gibbon agli 11 volumi della Storia della civiltà di Will e Ariel Durant alla Serie della Cultura di Iain M. Banks alla saga di Dune. E poi ancora Superintelligenza di Nick Boston e What We Owe Future di William MacAskill (due autori che plasmeranno l’ideologia longtermista). E poi ancora la Ricchezza delle Nazioni di Adam Smith, ma anche Atlas Shrugged di Ayn Rand, fino a Screw Business As Usual. Turning Capitalism into a Force for Good dell’imprenditore rivale Richard Branson.

Benessere per tutti come obiettivo ultimo: non potremmo considerare Musk un “tecno-socialista”?

C’è stato un momento in cui lui stesso si definiva socialista. In realtà in questa sua visione ultra-deterministica e ultra-positivista non c’è nessuna critica al capitalismo. Tantomeno un’analisi dell’impatto che la tecnologia, che come abbiamo visto è il motore che dovrebbe muovere un mondo perfetto, ha sul lavoro ad esempio: vagheggia di una possibile fine del lavoro in questo fantomatico mondo perfetto dove l’unico interrogativo da porsi è come non annoiarsi. Musk è principalmente concentrato su un futuro dove le macchine saranno più intelligenti dell’uomo ma non su come mitigare l’impatto dell’evoluzione tecnologica sul presente. A lui non importa quanto la realtà sia imbevuta di disuguaglianza, discriminazione, violenza. Importa solo quanto questi elementi si possano rimuovere grazie a risposte quantificabili e algoritmiche: li considera problemi di calcolo da risolvere nella maniera più efficiente possibile. Musk non è un socialista è, in sostanza, un libertario che non accetta alcun limite imposto dai governi, è un fan della destra trumpiana che strizza l’occhio a Qanon. 

Come prima evidenziato, Musk ha in testa un’idea di umanità perfetta che si muove come una grande intelligenza collettiva.  Qual è il problema con questa visione?

Per raggiungere quella società ideale è possibile sacrificare l’individuo che rallenta il cammino verso la “perfezione”. In questo senso Musk afferma che bisogna garantire la riproduzione delle persone più intelligenti – lui ha  figli infatti – per evitare la proliferazione di idioti. In pratica una maggiore presenza di “menti” andrebbe a vantaggio di chi è meno intelligente. Un po’ come succede nella “trickle down economy”, secondo cui era giusto abbassare le tasse agli imprenditori perché così  parte della ricchezza sarebbe “sgocciolata” anche ai poveri.

Cosa è il longtermismo che piace a Musk

Nel 2017 il filosofo scozzese William MacAskill ha coniato il nome “longtermismo” per descrivere l’idea “che incidere positivamente sul futuro a lungo termine sia una priorità morale fondamentale del nostro tempo” e che l’umanità debba realizzare il suo potenziale nel futuro. L’etichetta ha preso piede tra imprenditori della SIlicon Valley e i membri del movimento dell'”altruismo efficace”, che si propone di utilizzare l’evidenza e la ragione per determinare come gli individui possano aiutare al meglio il mondo.

Detta così, sembra una visione responsabile ed ecologicamente sostenibile. Ma con alcune implicazioni problematiche, come sottolinea il filosofo Emile Torres: “Consideriamo le implicazioni di questa concezione del “nostro potenziale” per lo sviluppo della tecnologia e la creazione di nuovi rischi. Poiché la realizzazione del nostro potenziale è l’obiettivo morale ultimo per l’umanità, e poiché i nostri discendenti non possono diventare post-umani e colonizzare lo spazio e creare ~1058 persone nelle simulazioni al computer senza avere a disposizione tecnologie molto più avanzate di quelle attuali, il fatto stesso di non sviluppare più tecnologia costituirebbe una catastrofe esistenziale – una modalità di fallimento (..) che Bostrom chiama “plateauing”.

In effetti, Bostrom pone quest’idea in primo piano nella sua definizione canonica di “rischio esistenziale”, che indica qualsiasi evento futuro che impedisca all’umanità di raggiungere e/o sostenere uno stato di “maturità tecnologica”, ossia “il raggiungimento di capacità che consentano un livello di produttività economica e di controllo sulla natura vicino al massimo che si possa realizzare”.
Per i critici del longtermismo, però, l’enfasi sulla realizzazione del nostro potenziale a lungo termine tende a far trascurare il cambiamento climatico esistente, a privilegiare i ricchi rispetto ai poveri, a spingere per l’adozione acritica di tecnologie e forse anche a “giustificare” la violenza preventiva per il “maggior bene cosmico” futuro.

Musk è uno dei maggiori imprenditori del settore spaziale. La sua azienda Space X investe nella banda larga via satellite e anche in missioni su Marte ad esempio. Questo come si concilia con la sua visione del mondo?

Si concilia perché comunque resta un imprenditore che qualcosa ha fatto, non ha solo “parlato”, motivo per cui piace così tanto. Per quanto riguarda le missioni spaziali, al netto del carattere squisitamente imprenditoriale dei progetti, non dimentichiamo la sua formazione culturale basata sulla fantascienza. Musk ha detto che a breve succederà qualcosa sulla Terra e che vorrebbe unirsi a una colonia pionieristica su Marte. Affermazione in linea con la missione di realizzare un mondo migliore, in questo caso altrove. Le connessioni a banda ultralarga via satellite sono progetti utili, certamente, a patto che non vengano utilizzati come strumento per veicolare la sua visione del mondo.

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