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Quei legami pericolosi che hanno fatto crollare FTX

L’ex Ceo di FTX, Sam Bankman-Fried

Immagine in evidenza: l’ex Ceo di FTX, Sam Bankman-Fried, via Wikimedia

È il 2 novembre quando la testata specializzata CoinDesk riesce a dare un’occhiata ai bilanci dell’impero di Sam Bankman-Fried, imprenditore statunitense classe 1992 e “volto buono” del settore delle criptovalute, tanto da essere definito “appassionato filantropo”. Il suo impero è diviso fondamentalmente in due parti: FTX, il secondo più grande exchange (piattaforma per la compravendita e custodia di criptovalute) al mondo per quota di mercato, e Alameda Research, una società d’investimenti.
Nei rispettivi settori, sono entrambi dei colossi: nel gennaio 2022, FTX era stato valutato 32 miliardi di dollari, mentre nel 2021 avrebbe fatturato un miliardo di dollari guadagnando oltre 300 milioni. Alameda Research avrebbe invece messo a segno, nel 2020, profitti attorno al miliardo di dollari, scriveva Forbes nel 2021.

A inizio novembre si diffondono dubbi sulla solvibilità di FTX, la seconda più grande piattaforma per la compravendita e custodia di criptovalute - fondata da Sam Bankman-Fried (noto come SBF) - che emette anche un token, FTT. La situazione precipita dopo che Binance decide di liquidare tutti gli FTT in suo possesso, facendone precipitare il prezzo e innescando una corsa da parte dei clienti a prelevare i loro fondi. Dopo aver annunciato di voler soccorrere FTX, in seguito a una due diligence, Binance decide di rinunciare al salvataggio.
L’8 novembre FTX sospende tutte le nuove iscrizioni e i prelievi dei suoi clienti. Due giorni dopo presenta istanza di fallimento e SBF si dimette. Di 16 miliardi di dollari da recuperare, ne sarebbero stati individuati solo 740 milioni finora, scrive Wired Italia. “Mai nella mia carriera ho visto un fallimento così completo dei controlli aziendali e una così totale assenza di informazioni finanziarie affidabili”, ha dichiarato il nuovo Ceo incaricato della procedura fallimentare John Ray III.

L’articolo di Forbes su Sam Bankman-Fried dell’ottobre 2021 che racconta l’ascesa del 29enne
L’articolo di Forbes su Sam Bankman-Fried dell’ottobre 2021 che racconta l’ascesa del 29enne

Osservando da vicino i bilanci di Alameda, il reporter di CoinDesk Ian Allison nota però qualcosa di strano: “Nei bilanci [di Alameda] c’è molta presenza di FTX, in particolar modo del token FTT emesso proprio dall’exchange, che garantisce a chi lo detiene degli sconti sulle commissioni applicate da questa piattaforma. Per quanto di per sé non ci sia niente di sbagliato o illegale, ciò mostra come il gigante del trading di Bankman-Fried, Alameda, si basi su fondamenta costituite in larga parte da una moneta inventata da una società sorella, non su asset indipendenti come una moneta tradizionale o altre criptovalute”.

Prima di approfondire questo legame, è importante capire la sorpresa che suscitano i dubbi di CoinDesk sull’operato di Sam Bankman-Fried. Ma come? L’uomo che alle conferenze di FTX ospitava Tony Blair e Bill Clinton e che più di ogni altro ha spinto per una regolamentazione del settore delle criptovalute? Uno dei maggiori donatori del Partito Democratico e che aveva assunto grandi impegni filantropici in nome del cosiddetto “effective altruism” (un movimento etico-filosofico che punta a massimizzare in modo razionale il bene che si può fare, e che è particolarmente in voga tra i milionari della Silicon Valley)? Come possono esserci sospetti su Sam Bankman-Fried?

FTX è un exchange centralizzato di criptovalute con sede alle Bahamas, fondato da Sam Bankman-Fried, già fondatore della società di trading Alameda Research. All'inizio del 2022, la piattaforma contava più di un milione di utenti registrati, e consentiva agli utenti di negoziare prodotti derivati innovativi.
FTT è un token utilizzato su FTX. Se si possedevano token FTT, si poteva godere di commissioni di trading più basse e accedere a una serie di vantaggi.

Le origini di Sam Bankman-Fried

Facciamo un passo indietro: la carriera di Sam Bankman-Fried (o SBF, com’è spesso chiamato e come lo chiameremo da qui in poi) comincia nel 2013 dalle parti di Wall Street, quando a 21 anni inizia a lavorare per la società di trading Jane Street Capital. La sorte gli sorride (economicamente) qualche tempo dopo, quando si rende conto di poter fare facilmente soldi con le criptovalute sfruttando un meccanismo noto come arbitraggio. In poche parole, SBF si rende conto che è possibile comprare bitcoin su alcuni exchange a un prezzo inferiore per poi rivenderli immediatamente su altri a prezzo maggiorato.

Su queste basi, nel 2017 fonda con un gruppo di stretti amici (tra cui altri sostenitori dell’effective altruism) Alameda Research, che presto espande le sue attività di trading in criptovalute oltre il solo arbitraggio. Nel 2019 decide di ampliare il suo raggio d’azione dando vita proprio a FTX, che si fa rapidamente strada nel campo degli exchange soprattutto perché consente investimenti più rischiosi (e quindi potenzialmente più profittevoli) dei suoi concorrenti.

FTX diventa il terzo maggiore exchange sul pianeta (dietro Binance e Coinbase), e poi il secondo: un colosso all’apparenza così solido che sembra affrontare senza difficoltà il difficilissimo 2022, anno in cui – dopo 24 mesi di crescita inarrestabile – scoppia l’ennesima bolla delle criptovalute, con i Bitcoin che perdono, da novembre a giugno, oltre due terzi del loro valore. SBF non solo sembra attraversare indenne queste difficoltà, ma in grado di tenere in piedi da solo l’intero settore, ricalcando le gesta di John Pierpont Morgan: il banchiere che nel 1907 impedì il crollo di Wall Street distribuendo prestiti alle società bisognose.
Allo stesso modo, SBF elargisce un prestito da 250 milioni di dollari alla società di crypto-lending (prestiti in criptovalute ad alto rendimento) BlockFi, acquista dopo la bancarotta i beni della società d’intermediazione finanziaria (sempre specializzata in criptovalute) Voyager Digital per 1,4 miliardi di dollari e lancia una sua iniziativa di venture capital chiamata FTX Ventures, che gestisce asset per due miliardi di dollari.

SBF sembra sempre più a suo agio nel ruolo di salvatore delle criptovalute e miliardario filantropo, al punto da unirsi a Warren Buffett, Bill Gates e MacKenzie Scott nell’impegno a dare in beneficenza almeno il 50% del proprio patrimonio: “Da un po’ di tempo mi sono reso conto che il nostro dovere è fare quanto più possiamo per il bene del pianeta sul lungo termine”, scrive nella lettera in cui si assume questo impegno.

Tutto questo fino al novembre 2022. Ma con la sua inchiesta, CoinDesk getta pesanti ombre su un personaggio che, fino a quel momento, aveva goduto di un trattamento estremamente favorevole da parte dei media e che era considerato la persona su cui puntare per trasformare il mondo delle criptovalute in un settore finalmente rispettato e rispettabile. 

FTX e Alameda, un legame torbido

I sospetti di CoinDesk hanno però basi solide: “Ancora al 30 giugno”, scrive il sito, “gli asset di Alameda ammontano a 14,6 miliardi di dollari. L’asset più grande è costituito da 3,66 miliardi di ‘FTT non vincolati’. La terza voce più importante sui loro registri? Una montagna da 2,16 miliardi di dollari di ‘FTT collaterali’ (ovvero offerti a garanzia di un debito)”. 

“È affascinante notare come la maggior parte degli asset di Alameda siano costituiti dal token controllato e stampato a piacimento proprio da FTX”, afferma con un certo sarcasmo Cory Klippestein (CEO della società di investimenti Swan Bitcoin) parlando sempre con CoinDesk. “La situazione evidenzia come i legami tra FTX e Alameda siano inusualmente stretti”, si legge ancora in conclusione nell’inchiesta.  C’è infatti una ragione se nei mercati finanziari tradizionali questo tipo di società devono essere sempre separate: per assicurare trasparenza ed evitare conflitti d’interessi. 

Col senno di poi, si possono rileggere sotto un’altra luce anche i sospetti lanciati già a settembre da Bloomberg. Parlando sempre dei legami tra le due entità di SBF (che nel 2021 si è dimesso da CEO di Alameda per concentrarsi solo su FTX), Bloomberg scriveva: “Per essere chiari, le preoccupazioni sono fino a questo momento soprattutto teoriche: nessuno afferma di avere le prove di un trattamento di favore. Ma gli esperti del settore, molti dei quali sono disposti a parlare solo sotto anonimato per via delle dimensioni e influenza di Alameda e FTX, sono comunque preoccupati”.

Qualche sospetto, insomma, c’era già, ma si trattava solo di dubbi che andavano a scontrarsi con la credibilità immacolata di SBF. Nel momento in cui CoinDesk è in grado di corroborare i sospetti con numeri precisi, le cose prendono improvvisamente una nuova piega. Binance, il più grande exchange del mondo (e che, per ragioni che vedremo meglio dopo, aveva in pancia enormi quantità di FTT), annuncia il 6 novembre – tramite il suo CEO Changpeng Zhao – che “in seguito alle recenti rivelazioni” avrebbe liquidato tutti gli FTT in suo possesso. Il valore di questo token inizia a precipitare (in due giorni perde l’80%) mentre investitori e risparmiatori – preoccupati dalla possibile insolvibilità di FTX – ritirano in tutta fretta i soldi conservati sull’exchange: nel giro di tre giorni vengono prelevati sei miliardi di dollari, lasciando FTX senza più liquidità per andare incontro alle richieste.

CZ e SBF: un rapporto complicato

Da un certo punto di vista, è stato quindi l’annuncio del CEO di Binance Changpeng Zhao (noto anche come CZ) a dare il via alla crisi di FTX, degna conclusione del complicato rapporto tra due dei principali protagonisti del mondo delle criptovalute (che però avrà un’ulteriore coda). La relazione tra Changpeng Zhao e Sam Bankman-Fried inizia infatti nel 2019, quando – sei mesi dopo il lancio – Zhao acquista il 20 per cento di FTX per circa 100 milioni di dollari. Una mossa compiuta, secondo quanto affermato da Binance, per “aiutare l’economia delle criptovalute a crescere assieme”.

Nel giro di un anno e mezzo, la situazione cambia drasticamente: FTX diventa infatti un temibile concorrente per Binance, che – a quanto pare – mette i bastoni tra le ruote a FTX, sfruttando la sua quota per ostacolare l’ottenimento di alcune importanti licenze. Nel luglio 2021, SBF decide di riacquistare la quota di Binance – che nel frattempo ha raggiunto 2 miliardi di valore – per liberarsi dell’ingombrante presenza di Zhao. Questa somma non viene però pagata in dollari, ma principalmente proprio in FTT. Una somma tale da far precipitare l’exchange di Sam Bankman-Fried quando Zhao decide di liberarsene.

Per questa ragione, nel settore si è anche vociferato che il crollo di FTX e la caduta in disgrazia di Sam Bankman-Fried siano state orchestrate proprio da Changpeng Zhao, desideroso di fare fuori un temuto concorrente. Una ricostruzione che, però, non regge a un’analisi più attenta, per la quale ci affidiamo al New York Times: “[Negli scorsi anni], grazie all’afflusso di denaro da parte degli investitori, Bankman-Fried ha dato vita a una gigantesca campagna pubblicitaria per FTX, firmando contratti di sponsorizzazione con leghe sportive, facendo pubblicità in televisione e assumendo celebrità al fine di appoggiare la sua piattaforma e attirare gli investitori retail (ovvero non professionisti, ndA). Allo stesso tempo, Alameda e FTX hanno elevato le loro ambizioni, distribuendo miliardi in finanziamenti iniziali per 246 società di criptovalute”.

Ripercorrendo la più classica delle parabole – quella immortalata nella mitologia greca da Icaro – Sam Bankman-Fried sembra essere stato accecato da un’eccessiva fiducia: strano atteggiamento da parte di un addetto ai lavori che dovrebbe essere avvezzo ai continui cicli “boom and bust” delle criptovalute. Risultato? “All’inizio di quest’anno, alcuni prestatori di Alameda hanno chiesto indietro il loro denaro, preoccupati dagli oltre due miliardi di dollari che Alameda aveva investito nelle startup delle criptovalute”, spiega sempre il NYT.

L’assurda scommessa di SBF: usare fondi di FTX per coprire Alameda

Col senno di poi, c’è poco da stupirsi. Le criptovalute hanno toccato il più recente apice nel novembre 2021, quando la loro capitalizzazione ha sfiorato i tremila miliardi di dollari. È una crescita del 700% rispetto a 12 mesi prima, che si verifica mentre tutte le televisioni, i media e anche gli avventori del bar non fanno che parlare di criptovalute, di NFT e di web3. Per i più avveduti, il segnale è chiaro: siamo all’apice di una nuova bolla ed è giunto il momento di incassare e ritirarsi in buon ordine.

Quando i segnali di cedimento diventano evidenti a tutti (già sul finire di gennaio 2022 il settore aveva perso il 40% del valore), gli investitori iniziano ad avere qualche timore di troppo nel sapere che SBF si è esposto in cripto-startup che dovranno vedersela con un nuovo lungo periodo di magra. “Con il valore delle criptovalute in caduta libera, sempre più prestatori iniziano a chiedere indietro i loro soldi”, prosegue il NYT. “Il crollo dei prezzi riduce inoltre il valore di FTT, che Alameda aveva usato come collaterale per alcuni prestiti. Poiché la società faticava a ripagare i prestatori, FTX decide di usare i fondi che i clienti hanno depositato sull’exchange per facilitare la restituzione di denaro da parte di Alameda”.

Insomma, Alameda perde soldi in scommesse rischiose e – anche a causa del crollo di FTT – non è in grado di restituire i soldi ai vari prestatori. FTX decide allora di usare i fondi depositati dai suoi clienti per permettere ad Alameda di essere solvibile, esponendosi però a sua volta. È una ricostruzione confermata dalla Reuters, che racconta come tra maggio e giugno Alameda abbia sofferto una pesante serie di perdite, anche a causa dei già citati prestiti erogati a società del settore che nel frattempo sono andate in bancarotta. 

“Nel tentativo di puntellare Alameda, che conservava circa 15 miliardi di asset, Bankman-Fried ha trasferito almeno 4 miliardi di dollari in fondi di FTX (…). Una porzione di questi fondi di FTX erano depositi dei clienti”, prosegue la Reuters, specificando anche come SBF non avrebbe avvisato gli altri dirigenti dell’exchange delle mosse fatte per tenere in piedi Amaleda e che esponevano pericolosamente FTX.

Quei segnali di avvertimento

Peggio ancora, l’Economist ha infatti sollevato il sospetto che il tutto non fosse una misura d’emergenza, ma un piano fin dall’inizio: “Forse Alameda ha usato FTX come salvadanaio tutto il tempo, depositando i token emessi dall’exchange stesso come garanzia al fine di inviare ad Alameda delle criptovalute dal valore più affidabile, come bitcoin o ether o qualche stablecoin”. Da questo punto di vista, non aiuta che SBF stesso – incredibilmente – si sia messo a spiegare pubblicamente come investire il denaro prestato senza doverlo mai restituire, in particolare nel corso di un’intervista a Bloomberg in cui sembra – tra lo stupore generale – incoraggiare la creazione di catene di Sant’Antonio basate su criptovalute. Col senno di poi, di segnali d’avvertimento ce n’erano insomma parecchi.

Che sia stata una misura d’emergenza o la strategia fin dall’inizio (e indipendentemente dal ruolo preciso di FTT, che altri media hanno riassunto in maniera parzialmente diversa), il risultato è che verso la fine di questa storia Alameda doveva a FTX qualcosa come dieci miliardi di dollari, di cui una gran parte costituiti da depositi dei clienti. Nel complesso, FTX ha prestato oltre metà del totale di 16 miliardi di dollari di fondi conservati per conto dei clienti. “Un exchange non dovrebbe avere alcuna difficoltà a restituire ai clienti i loro depositi”, ha spiegato al WSJ l’economista Frances Coppola. “Non dovrebbe fare nulla con questi beni. Dovrebbero letteralmente starsene seduti lì per essere usati dalle persone”. Nella finanza tradizionale, i fondi dei clienti devono infatti essere tenuti separati dagli altri beni aziendali e un uso spregiudicato di questi può venire multato dalle entità regolatrici (com’è avvenuto alla società di brokeraggio MF Global, sanzionata per 100 milioni di dollari). 

L’articolo di CoinDesk – e la conseguente decisione del CEO di Binance Changpeng Zhao di liquidare tutti gli FTT in possesso della sua società – sono stati soltanto la goccia che ha fatto traboccare un vaso dal destino già segnato. Ed è proprio a questo punto della nostra storia che, però, Changpeng Zhao torna in scena.

Il buco di FTX e gli interrogativi rimasti

Il giorno 8 novembre, quando Bankman-Fried ha ormai fallito ogni suo tentativo di trovare sostegno economico, il CEO di Binance si fa avanti e firma una lettera non vincolante in cui si impegna ad acquistare FTX per una cifra non specificata (ma nell’ordine di qualche miliardo di dollari), permettendo alla società di restituire i soldi ai creditori e di chiudere la vicenda senza ulteriori problemi. È solo nel momento in cui SBF twitta un ringraziamento sentito al vecchio nemico, diventato salvatore, che impiegati e dirigenti vengono a sapere della situazione. Il lieto fine, però, va improvvisamente all’aria quando Zhao – dopo un’attenta occhiata ai libri contabili di FTX (o forse in un estremo sgambetto al rivale) – decide di far saltare l’accordo: “I problemi sono al di là del nostro controllo o capacità di aiutare”, spiega Zhao in un tweet. “Ci ho provato, è un giorno triste”.

E non si è trattato di un giorno triste soltanto per lui o per Sam Bankman-Fried, ma soprattutto per gli investitori e risparmiatori che si sono affidati a un presunto “golden boy” che si è poi rivelato un abilissimo venditore di fumo. FTX deve adesso un totale di 3,1 miliardi di dollari soltanto ai suoi 50 più importanti creditori. Tra questi troviamo l’Ontario Teachers Pension Plan, un enorme fondo pensionistico privato canadese per insegnanti (che, nonostante abbia versato 75 milioni di dollari, ha specificato di non aver problemi a colmare il buco). Oltre ai risparmiatori più o meno piccoli, ci sono anche i dipendenti di FTX, alcuni dei quali – secondo quanto riportato da CoinDesk – avevano depositato nell’exchange per cui lavoravano tutti i loro risparmi, convinti che la gestione fosse cristallina. 

Volendo credere alla versione più semplice, non si può escludere che questo disastro sia stato causato (oltre che da una pessima e irresponsabile gestione) anche da una fiducia incredibilmente ingenua nella continua crescita di un mercato caratterizzato invece da enormi saliscendi come quello delle criptovalute. Quando il circolo virtuoso del biennio 2020-2021 – che garantiva un continuo afflusso di capitali – si è interrotto, il pericolosissimo, azzardato e probabilmente truffaldino gioco di SBF è venuto a galla. E adesso prima di risollevare la fiducia verso questo settore ci vorranno anni. Sempre che sia ancora possibile.